Un brindisi a fine pasto: il limoncello

Nella tradizione siciliana ogni pranzo e ogni cena che si rispetti è un rito. Ogni suo elemento ha un’importanza da non sottovalutare, dalla prima portata all’ultima. Anche il momento del brindisi fa parte di questa sorta di celebrazione, quindi pure il momento del fine pasto va curato nei minimi dettagli. Cosa scegliere? Un liquore o un amaro? Per me, senza dubbio, la scelta cade sempre sul limoncello.

Il limoncello si trova ormai praticamente in ogni casa, anche sotto forma di crema. Le versioni industriali e quelle di piccoli produttori sono molto diffuse, ma le mie preferite sono di sicuro quelle preparate in casa. Questo liquore può diventare anche un’ottima idea per un regalo sicuramente gradito e la sua preparazione, anche se lunga, è molto semplice.

La storia del limoncello

Dove è nato questo delizioso liquore, ormai celebre in tutto il mondo? A contendersi il titolo di terra del limoncello sono i tre Comuni campani di Sorrento, Amalfi e Capri. Qui, nei primi anni del ‘900, era molto diffusa la tradizione di offrire agli ospiti un bicchierino al termine del pasto. Nel corso degli anni la sua fama si è diffusa, tanto da conquistare il marchio Igp. Per essere denominato come “Limoncello di Sorrento”, dunque, la produzione deve essere fatta tra Vico Equense a Massa Lubrense, due località della provincia di Napoli.

Alla conquista del mondo (e di altri agrumi)

L’elemento fondamentale della ricetta di questa bevanda sono senza dubbio i limoni. Per questo motivo in breve la sua fama ha raggiunto altri territori che hanno a disposizione coltivazioni di alta qualità di questo oro giallo. La Sicilia non poteva essere da meno, ovviamente, e oggi viene realizzato con i preziosi limoni della costa ionica in provincia di Messina, con quelli siracusani e con quelli profumatissimi prodotti nell’Acese, in provincia di Catania. Anche negli Stati Uniti è stata avviata una produzione utilizzando l’agrume coltivato in California.

Molto comuni sono anche le varianti fatte con altri agrumi, come i mandarini (con i quali si ottiene il mandarinetto) oppure le arance e perfino i pompelmi.

La ricetta del limoncello

Le dosi e i tempi di riposo del liquore non sono universali. Ogni ricetta è anche legata al gusto personale di chi la prepara. Solitamente viene preparato nel periodo invernale, quando la natura offre i migliori agrumi dal profumo inconfondibile.

Questa è la versione del limoncello custodita nei libri di casa mia. Come materia prima, spesso utilizzo gli agrumi del giardino della mia casa di Viagrande, la sede dei corsi di Cucina del Sole.


La ricetta
: Tre-quattro limoni molto verdi, biologici, non trattati. Cinquecento grammi di alcool puro. Centocinquanta grammi di acqua. Centocinquanta grammi di zucchero.

Il procedimento: Lavare i limoni e ritagliare la scorza, facendo attenzione a lasciare la parte bianca. Mettere le bucce in una ciotola capiente assieme all’alcool, coprire il recipiente e tenere in infusione per otto ore. Per lo sciroppo, far bollire l’acqua assieme allo zucchero. Filtrare il composto con l’alcool così da togliere i limoni e aggiungere lo sciroppo raffreddato. Mescolare il tutto con un cucchiaio di legno. Versare il limoncello nelle bottiglie in vetro, tappare e lasciare il liquore per circa una trentina di giorni in un ambiente al riparo dalla luce. Se durante il riposo si formano dei residui, basta filtrare nuovamente.

Per ottenere il mandarinetto, assieme alle dosi invariate di alcool, zucchero e acqua, mettere in infusione le bucce di sei otto mandarini molto verdi.

 

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