3 buone ragioni per frequentare un corso di cucina

Un denominatore comune unisce tutti quelli che seguono un corso della mia Cucina del sole. Siano italiani o stranieri, in tutti coloro che scelgono di frequentare gli incontri, leggo negli occhi la speranza di migliorare non solo la resa ai fornelli, ma anche di rubare il segreto di un piatto. 

Mi occupo di formazione in cucina da oltre vent’anni. Ho la fortuna di avere avuto delle maestre eccezionali: da mia madre Eleonora, un vero talento creativo non solo in veste di chef, ma anche nel ruolo di appassionata indagatrice delle radici del cibo siciliano e mediterraneo, alle altre donne della mia vita. 

La cucina era una passione, un amore per le cose belle e buone che si praticava in famiglia. Questo ha fatto la differenza e ha alimentato la mia voglia di continuare – personalizzandolo, se possibile – lo stesso percorso . 

Attorno alla tavola da pranzo, ogni giorno, si compiva un rito, al quale partecipava tutta la  famiglia. Sono cresciuta in un contesto in cui soprattutto le donne hanno saputo trasmettere l’amore per la vita, anche attraverso la bellezza e la bontà di un’ottima pietanza. Così hanno fatto la bisnonna Eleonora, la nonna Maria e tutte le zie delle quali conservo precise memorie gastronomiche, oltre che umane e affettive. 

Eleonora Consoli, ospite del programma The food channel (USA)

 

Nella mia dimora di Viagrande, dove organizzo i corsi e ospito viandanti ed eventi speciali, lo spirito delle mie maestre è rimasto intatto. Espongo con cura i ricordi di famiglia, e lo faccio con orgoglio (foto, libri, oggetti, quadri), come fossero un dono ai visitatori che popolano la mia casa, A tutti offro foto e cimeli allo stesso modo, non fa differenza se ai turisti provenienti da ogni parte del mondo, o alle famiglie, o ai miei conterranei. 

Cucina del Sole a Viagrande (CT)

C’è infatti un’aura nei luoghi che abitiamo, in cui trascorriamo le nostre vite e curiamo la nostra quotidianità, che non può essere cancellata. Nella mia cucina ho ospitato centinaia e centinaia di persone, ciascuno con un desiderio legato al cibo e con una storia. La maggioranza sono e sono state donne, ma sono tantissimi anche gli uomini molto interessati alle tecniche e alla conoscenza degli ingredienti base. 

Vi faccio una domanda.

Secondo voi,  cosa accomuna un turista giapponese ad una casalinga catanese, una mamma tedesca ad un giovane nato e cresciuto in Sicilia, quando si ritrovano davanti al comune tavolo di un corso di cucina?

Credo che siano almeno tre i fattori che legano i corsisti che ho conosciuto: 

Uno: la voglia di scoprire un segreto culinario 

Anche nel semplice gesto di impastare acqua e farina per fare i cavatelli o nell’allestire delle verdure in agrodolce in un piatto, è racchiusa la storia di un popolo. E a questo i miei corsisti si sono sempre avvicinati con un timoroso e consapevole rispetto,  con interesse e stupore. 

Due: la sorpresa della trasformazione 

Come in un laboratorio alchemico, assistere alla trasformazione di alcuni ingredienti sino alla creazione di un piatto completo, che magari è stato visto solo in foto, genera emozione e soddisfazione. Questo a conferma che una volta accettata l’idea di sedersi al tavolo, non per mangiare ma per partecipare alla creazione di un piatto, si passa dalla parte di “chi conosce”. Un piccolo miracolo, che fa crescere ciascuno di noi.

Tre: la voglia di stare insieme

Sentirsi a proprio agio durante i corsi di cucina, non è un aspetto secondario del “sentirsi squadra”. Di solito ai corsi si socializza, o si incontrano amici. Anche nella formula della famiglia che partecipa simultaneamente ad un corso di cucina si condivide un’esperienza importante. Indimenticabile.

 

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