Olivette di Sant’Agata, il sapore della festa

Tutte le feste del Sud Italia rappresentano l’occasione giusta per gustare le  ricette della tradizione che uniscono famiglia e amici a tavola. A Catania la ricorrenza principale, quella che si attende con più impazienza e per la quale si lavora per settimane, è senza dubbio la festa della patrona Sant’Agata, fissata per il 5 febbraio di ogni anno. Tra i tanti dolci che caratterizzano questo tripudio di preghiera e folclore, sono le olivette di Sant’Agata che hanno un posto speciale nel mio cuore. Ogni anno non posso fare a meno di prepararne un bel po’ per me stessa, per insegnarne i segreti ai miei corsisti di Cucina del Sole, ma anche per farle assaggiare ai tanti turisti che si trovano in Sicilia in occasione di questa occasione unica e che trascorrono almeno una giornata nella mia amata casa di Viagrande.

La festa di Sant’Agata

Ufficialmente la Festa di Sant’Agata (considerata la terza del mondo cristiano) si svolge per tre giorni, dal 3 al 5 febbraio, ma in realtà la sua preparazione impegna i catanesi fin dal mese di gennaio. La ricorrenza religiosa ha inizio all’alba del 4 febbraio, con la messa dell’Aurora che precede l’avvio del giro lungo l’antico percorso esterno della città. Il busto reliquiario che rappresenta la santa martire, coraggiosa adolescente femminista ante litteram, torturata ed uccisa da un tiranno, è tirato da un flusso di migliaia di fedeli che si alternano senza sosta tra i due cordoni bianchi. Il giorno successivo è la volta del percorso interno, con il rientro che ormai da anni avviene nella mattinata inoltrata del 6 febbraio. Lungo le vie della città sfilano le tredici candelore, i cerei che rappresentano le antiche maestranze in un tripudio di suoni, colori, luci e confusione incredibili.

S.AGATA 2018: 5 Febbraio sera, la festa in via Etneahttps://www.facebook.com/pg/salvopucciofoto

Pubblicato da Salvo Puccio Fotografo su Martedì 6 febbraio 2018

I dolci tradizionali

In un enorme rito collettivo così unico nel suo genere, un ruolo fondamentale è giocato anche dalla tradizione culinaria. A questi giorni dell’anno si abbina un carico di profumi soprattutto dolciastri e vanigliati, che invadono le strade della città; cittadini catanesi e non, grandi e piccoli, nessuno può fare a meno di restare ammaliato da un continuo succedersi di fragranze così peculiari.

A farla da padrona sulle tavole e nelle vetrine delle pasticcerie sono soprattutto le cassatelle di sant’Agata, o minnuzzi ri sant’Àjita in dialetto. Si tratta di un dolce realizzato in diverse dimensioni, fatto di pandispagna, ricotta con gocce di cioccolato e ricoperto di una gustosa glassa bianca. Le minnuzze sono collegate al martirio della patrona etnea alla quale furono strappati i seni.

Nelle bancarelle lungo le vie principali ha senza dubbio un posto d’onore anche il torrone. Una ricetta apparentemente semplice – è composta solo da mandorle e zucchero – che però richiede molta abilità nella lavorazione. Il torrone bollente viene messo su un ripiano in marmo e rigirato rapidamente con un coltello. Il movimento ipnotico delle lame attira sempre decine di curiosi davanti i banchetti dei pasticceri più abili.

Le olivette di Sant’Agata

Le olivette di Sant’Agata sono il dolce della tradizione agatina che più preferisco. Anche in questo caso si tratta di un dolcissimo incontro tra cultura gastronomica e credenze religiose.

La storia racconta di una giovane Agata in fuga dai soldati di Quinziano, il proconsole romano che se era invaghito di lei e che voleva costringerla ad abbandonare la fede cristiana. Durante la corsa, costretta a fermarsi per allacciare un calzare, accanto a sé vide apparire un ulivo che miracolosamente le offrì un nascondiglio. Inoltre i frutti dell’albero, dopo la sua cattura, le permisero di sostenersi durante la prigionia.

Questa piccola meraviglia non manca mai tra le mani dei catanesi durante le lunghe ore passate in strada ad accompagnare la Patrona. Le olivette di Sant’Agata vengono offerte ai portatori delle candelore, per ristorarli, e sono una vera scoperta per i turisti che vogliono sperimentare i veri sapori della Sicilia. Si trovano ovunque in bar e panifici e nelle case di devoti e non.

Ogni volta che preparo le olivette di Sant’Agata penso a mia nonna. Le sue mani eleganti impastavano con delicata fermezza e gesti precisi. Si era abituata al lavoro in cucina e le piaceva tanto anche se da sposina, come amava raccontare, non sapeva nemmeno bollire un uovo. Era così giovane. Aveva imparato dopo le nozze, guardando le vecchie zie, le donne di servizio, tutto l’universo femminile che popolava la grande casa, su in alto, nel paese tanto amato. Adesso, a Catania, ormai già madre, sa fare tutto in cucina.

In città si respira l’eccitazione, l’aria di attesa che precede i giorni della festa della Patrona, tanto amata. I preparativi fervono. La guerra è finita da poco. Tutti hanno voglia di festeggiare, di togliersi dal cuore l’angoscia e di tornare a sperare. Suo cognato Pippo, lo scapolo d’oro chiamato “Il Leone” ha portato, dalla Pescheria (solo in via Gisira si trovano i migliori), i verdi pistacchi di Bronte. Con abilità, lei li priva della pellicina, poi li pesta nel mortaio. Accanto, mandorle e zucchero aspettano. Quando l’impasto profumato è pronto, forma le palline e le fa scivolare fra le mani appaiate, strofinandole appena. Leggera, le lascia cadere nel vassoio e le “impolvera” di zucchero. Intorno le figlie la guardano e attendono…

Eccole, le olivette di Sant’Agata. Disposte sugli antichi vassoi, accompagneranno il Marsala, servito nei piccoli bicchieri di cristallo. Dal balcone, il volto amato della Santa sembra brillare, illuminato dai ceri. Lo sguardo di Agata per un attimo si posa su di lei, così le pare. Grata, Maria formula una preghiera, per le figlie, per sé. Tanti anni dopo, mi sembra di sentirla, quella preghiera. Provo a farle anch’io le olivette, come faceva lei. Spero mi guardi e sorrida…

La ricetta

100 grammi di mandorle, pelate
1
00 grammi di pistacchi, pelati
200 grammi di zucchero
1 cucchiaio di rum
Zucchero per rifinire

Tritare finemente le mandorle e i pistacchi con 100 grammi di zucchero. Porre lo zucchero rimasto in una pentola, con qualche cucchiaiata d’acqua, e cuocerlo finché farà il filo. Toglierlo dal fuoco e unirvi l’impasto di mandorle pistacchi e il rum.

Lavorare l’impasto sulla spianatoia finché sarà ben amalgamato e malleabile. Prelevare delle piccole quantità di composto e formare delle palline, allungandole poi in forma di oliva.

Passare via via le olivette in un po’ di zucchero e metterle su un vassoio a riposare per qualche ora, prima di servirle.

 

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